Un Viaggiatore

Diario di viaggio – 27/08/1973

Sono molto stanco.
La valigia è qui accanto a me, il cappello penzola pigramente dalla spalliera della mia sedia, e la penna è ormai consumata.
Anche le suole delle mie scarpe, adesso che le osservo per bene, sono consumate. Credo che per il prossimo viaggio ne comprerò un nuovo paio, magari più resistenti, magari impermeabili all’acqua vischiosa delle paludi salate delle isole sudamericane, magari che non si lascino penetrare dalla sabbia, fine come farina, del deserto africano.

Ricordo di quella volta in cui mi tuffai nelle acque gelate del fiume che costeggia una piccola cittadina americana perduta nella prateria. Quando feci per rivestirmi, una delle mie scarpe dondolava lenta dalle mandibole di uno strano animale a metà tra un cane e una marmotta. Corsi così tanto nel tentativo di acciuffarlo, con un piede scalzo e uno no, che alla fine crollai stremato al suolo, mentre il cane-marmotta veniva a depositare il bottino puzzolente accanto al mio corpo esanime.
Devo averlo intenerito parecchio. Continue reading

Minimalia

” Non ci sono cancelli

nella mia mente.

Solo ponti

da attraversare scalzi.”

 

 

” Perchè dal ponte

osservi sempre l’acqua

e mai il cielo?”

 

 

” Sulla curva schiena

di un ponte di pietra scura

mi sono seduta e ho chiuso gli occhi.

Per sentire cosa si prova

ad unire due sponde

senza essere mai ringraziato.”

Non vi sento

” Lalalala! Lallallallalala! Lalalaaa! Non vi sento! Lallallalalala!
Potete parlare quanto vi pare ma io non sento nieeeeente! Lallallalala!
Si, si, si, no, no, no, si, certo, continuate pure a parlare tutti insieme tanto io non vi ascolto! Lalalalaaaa!”

Si copre le orecchie con le manine e tira fuori la lingua. Poi continua a urlare:

” Laaaaaaaaa! ma come fate a parlare tutti insieme e sempre con me poi? Laaaaaaaaaallallala!
Sempre a chiedere, sempre a chiamarmi di qua e di la, ma tanto io non vi seeeeento! Lallallero!”

Scosta per un attimo le manine paffute dalle orecchie. Si zittisce e subito continua:

“LAAAAAAAAAA! Lo vedete? Appena sto zitto voi ripartite a parlare tutti insieme…e per favore di qua, e caro il mio bambino di la!
Io non vi seeeeento! Lallalalallalallalaaaaa!”

Forse vi converebbe invocare più spesso Dio, San Giuseppe o il vostro santo preferito, nelle vostre preghiere.

Ché Gesù Bambino spesso sa essere molto, molto dispettoso.

Voglio Volare

I bambini, si sa, hanno una percezione del reale un po’ distorta, soprattutto nei primi anni di vita quando credono che gli animali possono parlare, che Babbo Natale porta i regali a tutti i bambini del mondo in una sola notte (senza avere mille controfigure che lo aiutino), e che i supereroi esistono.
E che sanno volare, per giunta.

Questa è la storia di un bambino come tutti gli altri, appassionato di gelati e macchinine, innamorato della bambina con le codine del pianerottolo, e soprattutto ossessionato dall’uomo che tutto può: Sì, lui, Superman.

Il bambino crede che un giorno Superman sarà molto, molto stanco di fare il lavoro che fa, e allora passerà il testimone a lui, che nel frattempo sarà cresciuto, avrà acquistato una calzamaglia azzurra e indosserà gli occhiali, esattamente come fa Superman quando non lavora a fare Superman. Continue reading

My Favourite Things

Osservare un barattolo di marmellata in controluce è una delle cose che adoro più fare.
Prenderlo e poggiarlo lì, sul davanzale della finestra, proprio nel punto in cui passa un raggio di sole.
Poi sgranare ben gli occhi e osservare l’esplosione di luce che ne deriva.
I barattoli di marmellata sui davanzali delle finestre si accendono di sole.
I miei preferiti sono quelli all’albicocca e alla pesca. Quell’arancione misto alla luce gioca meravigliosamente con la mia immaginazione, portandomi su pianeti in cui le nonne imprigionano l’ambra liquida in vasetti da marmellata, per poi esporli sui davanzali allo sguardo ammirato dei bambini, i quali magari mangeranno la marmellata direttamente dalle cortecce degli alberi, chissà.

Il Desiderio di Micky

«Ma quanta luce che fa!» disse Laura, gli occhi sgranati per l’emozione e una piccola risata, mentre Micky tirava fuori la pallina dal sacchetino di velluto dove la custodiva. Lo scomparto del treno brillava interamente dell’intensa luce gialla che si sprigionava dalle sue mani e il ragazzino chiese «Papà posso portarla a scuola quando torniamo lunedì?»
Il padre teneva stretta la mano della moglie, entrambi non riuscivano a contenere l’emozione. «Sì, certo, ma fa’ molta attenzione, eh!» disse il padre e la moglie aggiunse «Ché tu sei buono, magari te la fregano…»
«La terrò strettissimissimissimissima!» rispose il ragazzino, che a quindici anni mai avrebbe creduto di trovare qualcosa del genere.
«Poi così, per caso, che fortuna» ripeteva Laura «secondo me se quel vecchio l’avesse vista, non te l’avrebbe regalata!»
«Invece sì, perché gli ero simpatico!» Continue reading

Con il braccio fuori dal finestrino

Dallo specchietto retrovisore spia il via vai dei clienti del suo vicino di piazzola. Sembra averne sempre più di lui, quella carogna che guida il taxi come se fosse un battello a vapore del Mississippi: impacciato e lento.
Mica come lui, che guida le automobili da quand’era quindicenne e rubava l’alfetta di papà per farsi bello con gli amici.
Ne ha esperienza lui, eh.
Veloce, puntuale e onesto. Non come quella carogna del vicino di piazzola.

– “Che poi, guardalo! Ma dove va con tutti quei graffi sulla fiancata?”
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