Autodefinizione

Ieri è stata una giornatona per la democrazia italiana, credevo sarei andato in giro a fare caroselli, ma in verità dopo dieci minuti di gioia, ero già tornato a concentrarmi su cose più importanti. Ho deciso che per capirsi, uno dev’essere un grado di autodefinirsi, ma nel contempo, già che io con le descrizioni delle persone mi sono sempre ritenuto una mezza pippa, mi sono reso conto che non ne sarei in grado.

Ricordo che una volta avevo descritto i personaggi di un libro solo partendo dalle loro relazioni con gli altri, approccio che mi era parso banale, ma aveva emozionato la mia docente di inglese dell’epoca, una specie di Miss Marple cocainomane che mi aveva dato dei voti fuori di testa. Solo che se adesso mi metto a descrivere le relazioni con le persone che mi circondano, finisce che qualcuno si incazza perché non l’ho messo, qualcun altro perché ne ho scritto cose brutte e qualcun altro ancora, solo per il fatto di essere stato nominato. Allora mi passa la voglia e come sempre smetto di scrivere nel blog.

Poi mi ricordo di aver notato che, vuoi per un peggioramento della mia prostata, vuoi per una maggior vita fuori casa, ultimamente faccio un sacco di considerazioni sugli svariati cessi dove mi ritrovo a orinare. Magari anche partendo da loro, mi si può definire.

C’è il cesso del pub, che dopo una certa ora a me pare che abbia un odore di pasta lievitata. Forse è solo autosuggestione, visto che proprio accanto al pub c’è una pizzeria. Siccome l’impressione è molto forte, mi chiedo se il forno della pizzeria e i bagni del pub non abbiano magari in comune l’impianto di aerazione e, quindi, se per qualche gioco del destino quell’odore di lievito venga a coprire quello dei precedenti utenti dei servizi igienici. Ovviamente, dopo venti secondi, mi rendo conto che sarebbe pessimo scoprire che si verifica anche il contrario e mi riprometto che, al fine di non guastarmi le ottime pizze che mangio lì, non annuserò mai il forno della pizzeria.
C’è il cesso dell’ufficio. Mi chiedo chi sia così storto e stronzo da non riuscire mai a pisciarci dentro. Ma neanche un pochino, intendo. Sembra che ci sia qualcuno che entra e mentre si estrae l’arnese già comincia a liberarsi e mentre il flusso continua, si gratta vivacemente lo scroto. Oltretutto in ufficio siamo in 7, non dovrebbe essere difficile trovare il colpevole.
Quello del mio nuovo appartamento ha una cazzo di luce debolissima. Tipo 4 Watt, credo, ma quando la guardi, scopri che non è un piccolo neon, ma una lunghissima lampadina a filamento, flebile flebile, che sembra chiederti “uccidimi” attraverso il computer di Piergiorgio Welby. A me la luce bassa nel cesso non piace. Dai, cazzo, non ho bisogno di ambiente per fare pipì. A me sembra di stare in un motel americano di quart’ordine dei film (perché in verità, girando un po’ gli states e dormendo in motel a caso, non ne ho mai trovato uno di quart’ordine come quelli dei film).
C’è quello della casa dove sono cresciuto. C’è la mia collezione di Topolino, lì. Ogni volta che ci vado, leggo qualcosa. Sì, piscio seduto, almeno ho il tempo di leggere. E fra l’altro ormai mi è venuto un riflesso automatico, per cui quando mi siedo su un water, automaticamente prendo ciò che c’è davanti a me e lo leggo. Ultimamente mi sono trovato a leggere il flacone del solvente per unghie della mia ragazza e sono rimasto deluso dall’assenza di colpi di scena.
In quelli dell’aeroporto di Catania ho trovato il record di annunci gay. Ogni volta che ci torno trovo nuovi nomi e molto spesso quelli prima sono stati cancellati. Più che i nomi sono interessanti i servizi offerti e l’assoluta mancanza di modestia nel descrivere i propri attributi. O forse a Catania la lunghezza media del membro è 41 centimetri e la temperatura corporea è di 65 gradi Celsius.
Alla discoteca dove vado ogni tanto, dopo le tre, sei quasi sicuro di pisciare su un bicchiere che qualcuno ha lasciato nel pisciatoio, di trovarci un ubriaco che attacca bottone e dice cose incomprensibili che però dovrebbero risultare divertentissime. Fra l’altro la carta igienica finisce ogni venti minuti. Immagino che i maschi discotecari si infilino grossi bozzoli di carta nel pacco, per compensare le dimensioni che, evidentemente, a Lugano sfigurano rispetto a quelle di Catania.
In una pizzeria mi sono trovato sfidato dalla pubblicità di un farmaco per la prostata. Dice che se non riesci a raggiungere un certo punto con il tuo getto, allora la tua prostata è marcia. Non specifica le regole, per cui per non sbagliare sono salito su uno sgabello e ho vinto facile.
In un hotel di Basilea la ventola del bagno restava attiva per un’ora dopo che avevi spento la luce. Mi sono chiesto chi mai potrebbe cagare qualcosa di tanto maleodorante da necessitare un’ora di aerazione. Neanche dopo il peggior menù indiano cucinato dalla mensa del politecnico di Zurigo ho mai emanato tali demoni dal mio deretano.

Questo articolo non ha capo, né coda. Però potete leggerlo in bagno, al posto dei numeri di Topolino, e confrontare le vostre esperienze con le mie. Ma non venite a dirmi che mi avete battuto al gioco della prostata. Mi costringerete solo a portare dentro una scala.

Il dibattito si accende

CTA - Fontanarossa, servizi igienici degli uomini.

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  1. Ahahahahahhahaha!!! 😀 Sei sempre tu. TU.

  2. la cosa meravigliosa è lo stile 😀

  3. Stupendo…

    Grazie mille per i commenti… e la foto 😀

    CIAO!!!

    • Al
    • June 14th, 2011

    Grazie Roberta!

    Grazie Lario3, sempre fonte di ispirazione!

    • G.Andrea
    • June 15th, 2011

    Si ha ragione Valentina, sei sempre tu. E ci mancherebbe altro!
    Ma possibile che non abbia un aggancio per pubblicare qualcosa? C’è ” gente” che è al terzo libro in tre anni…

    • Al
    • June 15th, 2011

    Sempre gentilissimo Andrea! Ma siamo sicuri che a qualcuno potrebbe interessare pubblicare la mia guida alle toilettes?

    • G.Andrea
    • June 15th, 2011

    Non si può mai dire.
    Ma sai scrivere anche di altro…Senza ombra di presunzione , lo so.

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