Un Viaggiatore

Diario di viaggio – 27/08/1973

Sono molto stanco.
La valigia è qui accanto a me, il cappello penzola pigramente dalla spalliera della mia sedia, e la penna è ormai consumata.
Anche le suole delle mie scarpe, adesso che le osservo per bene, sono consumate. Credo che per il prossimo viaggio ne comprerò un nuovo paio, magari più resistenti, magari impermeabili all’acqua vischiosa delle paludi salate delle isole sudamericane, magari che non si lascino penetrare dalla sabbia, fine come farina, del deserto africano.

Ricordo di quella volta in cui mi tuffai nelle acque gelate del fiume che costeggia una piccola cittadina americana perduta nella prateria. Quando feci per rivestirmi, una delle mie scarpe dondolava lenta dalle mandibole di uno strano animale a metà tra un cane e una marmotta. Corsi così tanto nel tentativo di acciuffarlo, con un piede scalzo e uno no, che alla fine crollai stremato al suolo, mentre il cane-marmotta veniva a depositare il bottino puzzolente accanto al mio corpo esanime.
Devo averlo intenerito parecchio.

Ricordo le selve messicane, dove l’aria è densa come acqua e i colori non finiscono mai di stupirti: quando credi di aver visto tutte le tonalità di verde esistenti al mondo, ecco che ne spunta fuori un altro, e poi un altro e un altro ancora.
La selva messicana contiene tutto il verde del mondo, di questo ne sono ormai certo.

Ricordo il deserto di silenzio che ho sentito, visto, toccato e assaggiato dentro le chiese rupestri africane. Ricordo i segreti celati all’interno di quelle cripte profonde come caverne, sacre come la vita.

Ricordo la notte in cui, dall’altro lato del mondo, mi fermai ad osservare la luna. Mi chiedevo che faccia avesse se vista dal punto diametralmente opposto a quello da cui l’hai osservata per tutta la vita.
Beh, posso dire che anche da laggiù lei continuava a sorridere enigmatica, contornata di stelle e pianeti che non avevo mai visto in vita mia.

Ricordo quella città a nord del nord, le sue fabbriche perenni, i suoi ghiacciai operosi. Le guance rosse della gente del luogo, le mani calde della mia donna per una notte e le parole sconosciute che mi sussurrava.

Ricordo una strada affollata, la mia valigia rotta, gli abiti sparsi per il selciato, il rasoio elettrico che rotolava verso il marciapiede, i rullini che si tuffavano giù per i tombini, rapidi e inafferrabili come animaletti impazziti.
E i bambini che fuggivano in tutte le direzioni, carichi di camicie.
Ah! Le mie camicie di lino francese!

Fortunatamente ho una buonissima memoria, e il mio diario di viaggio, così mi capita di ricordare ogni cosa con dovizia di particolari: di ogni luogo, di ogni binario, di ogni avvenimento, conservo la mia memoria, perché credo che viaggiare per poi dimenticare sia un peccato mortale.

Ma il viaggio più bello che io ricordi è quello che ho compiuto oggi.
Dal finestrino del treno le file regolari di alberi rassicuravano lo spirito, e poi, in piedi nel bel mezzo della piazza del paese, il cinguettìo tintinnante dei passeri rinfrancava i pensieri.
Lo stordimento che provai alla vista della Mecca inondata di fedeli, è nulla in confronto a quello che mi prese quando le campane della cattedrale iniziarono a dondolare e la folla si riversò giù lungo la scalinata, spargendosi in ogni direzione.
Immobile, sasso tra i sassi della strada, non capivo cosa significasse la voragine che si era appena spalancata dentro di me, dalla quale si arrampicavano su cose e parole e colori e nomi e odori, e salivano fino agli occhi, e mi attraversavano da parte a parte fiumi di immagini paradisiache, sapori, occhi di nonne, polvere e orologi da salotto.
Inoltratomi per le viuzze strette ho riso e pianto come non mi accadeva da tempo.
Ho gioito per l’azzurro pastello del cielo, per i sampietrini su cui dolevano le caviglie, per il profumo di mosto e mandorle nell’aria, per la chiave che girava nella toppa e il rassicurante cigolìo della porta di casa.

Firmato: un viaggiatore.

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  1. Stupendo.. sia il racconto che l’ultima sensazione descritta 🙂

    • Valentina
    • January 18th, 2011

    Grazie Mille!

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