Il Desiderio di Micky

«Ma quanta luce che fa!» disse Laura, gli occhi sgranati per l’emozione e una piccola risata, mentre Micky tirava fuori la pallina dal sacchetino di velluto dove la custodiva. Lo scomparto del treno brillava interamente dell’intensa luce gialla che si sprigionava dalle sue mani e il ragazzino chiese «Papà posso portarla a scuola quando torniamo lunedì?»
Il padre teneva stretta la mano della moglie, entrambi non riuscivano a contenere l’emozione. «Sì, certo, ma fa’ molta attenzione, eh!» disse il padre e la moglie aggiunse «Ché tu sei buono, magari te la fregano…»
«La terrò strettissimissimissimissima!» rispose il ragazzino, che a quindici anni mai avrebbe creduto di trovare qualcosa del genere.
«Poi così, per caso, che fortuna» ripeteva Laura «secondo me se quel vecchio l’avesse vista, non te l’avrebbe regalata!»
«Invece sì, perché gli ero simpatico!» ribatté Micky, che ogni tanto non reggeva la sorellina undicenne.
«Michele non ti arrabbiare, dai… e Laura, non si dice vecchio, si dice signore anziano…» spiegò dolcemente la madre e aggiunse «e poi un po’ fortunato lo sei stato, sono anni che andiamo in quel paese a festeggiare il tuo compleanno, quella bancarella non c’era mai stata!» con lo sguardo cercò gli occhi del marito, come faceva sempre quando qualcosa non la convinceva, e lui la guardava, incredulo a sua volta, e domandò «Ma cosa ti ha detto effettivamente? Non ce l’ha voluto ripetere…»
«Ha detto che era un segreto, che se ve lo dicevo, poi la pallina non funzionava più…»
«Ah, va bene, allora!»
«Però beh… insomma…»
«Cosa?»
«Ditemi qualcosa che vorreste tantissimo ora…»
«Un gelat…» urlò Laura, ma non fece in tempo a finire la frase, che già nelle sue mani c’era un cono enorme, fragola e vaniglia, come lo adorava. «Wow!» fu l’unica cosa che le uscì dalla bocca, prima che si avventasse sulla sua nuova merenda.
«Ma questo è impossibile!» esclamò il padre, «è questo che ti ha detto? Che avvera i desideri?»
Micky, rosso di imbarazzo rispose «Ma io non posso dirlo…»
«E se potessi esprimere solo tre desideri? Così te ne saresti sprecato uno!» disse preoccupata la madre.
«Be’, allora due, uno l’ho già espresso» rispose Micky, «ma non ve lo dico!».
«Posso provare?» gli chiese il padre.
«Va bene…»
«Allora vorrei» guardò fuori dal finestrino, il sole lo costringeva a tenere gli occhi socchiusi «che fosse notte!»
Di colpo il cielo era buio, la luna era celata da nuvole e la luce della pallina proiettava le ombre della famiglia ora sui prati, ora sulle pareti delle gallerie. «È proprio come me la immaginavo, ma delle nuvole non l’ho detto, ci ho solo pensato…» sussurrò alla moglie.
«Adesso la mamma, adesso la mamma!» esclamò Laura.
«Va bene, io vorrei… oddio, ma poi si potrà tornare indietro?»
«Dai mamma!» incalzava Laura, saltellando sui sedili.
«Va bene» riprese la madre «vorrei che fossimo nella giungla!» e la fitta vegetazione già ostruiva la visuale dal finestrino, mentre ovunque la luce gialla arrivasse, rivelava animali e fiori variopinti. «Sembra quella che sognavo da bambina…» si lasciò sfuggire la madre, estasiata.
«Meglio andare ad avvisare il capotreno che è tutta opera nostra» disse il padre «e poi facciamo tornare tutto come prima».
«Noooo» piagnucolò Laura, ma il padre era già uscito in corridoio e si era richiuso la porta alle spalle.
«Tanto poi quando la metto via, scompare tutto…» disse Micky per tranquillizzare la madre che gli rispose «Meglio così… potevi dirlo subito, però!»
«Posso avere un cagnolino?» chiese Laura, ma ovviamente al termine della domanda, già un piccolo labrador sandinzolava sul sedile a fianco a lei.
«Guarda che poi sparisce…» cominciò a dire Micky, ma proprio in quel momento il suo cellulare squillò «Pronto? Dieci minuti? Ok, va bene, a dopo.»
«Chi era?» chiese la madre.
«Il papà, ha detto che passa a prenderci, ma ci mette ancora dieci minuti…»
«Ah, va bene, si vede che anche il capotreno vorrà vedere la pallina.»
«E se poi se la tengono?» chiese allarmato Micky, ma la madre prontamente rispose «Hai ragione, sai cosa facciamo? Metti via la pallina, così tutto sparisce e facciamo finta di niente!»
«Ma così Poppy va via! Io non voglio…» disse Laura, già singhiozzando.
«Ma no» la calmò la madre «poi a casa lo facciamo riapparire!»
«Va bene…» disse Laura, poco convinta.
«Dai Micky, rimetti la pallina nella sua custodia» lo pregò la madre. Così fece Micky.
E mentre la luce a poco a poco veniva racchiusa dal velluto rosso, le cose una alla volta sparivano: dapprima il cucciolo, poi la giungla, le nuvole e la notte. E quando chiuse il sacchetto, sparirono la madre, la sorella, il treno e Micky si ritrovò seduto sul suo letto, vestito bene, con accanto una piccola valigia. Bussarono alla porta, «Chi è?» chiese. Da dietro la porta arrivò la voce di Laura «Ma il papà non doveva venire a prenderci alle cinque?»
«Mi ha chiamato prima, ha detto che arriva dieci minuti in ritardo. Comincia a salutare la mamma, io arrivo subito.»

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