Con il braccio fuori dal finestrino

Dallo specchietto retrovisore spia il via vai dei clienti del suo vicino di piazzola. Sembra averne sempre più di lui, quella carogna che guida il taxi come se fosse un battello a vapore del Mississippi: impacciato e lento.
Mica come lui, che guida le automobili da quand’era quindicenne e rubava l’alfetta di papà per farsi bello con gli amici.
Ne ha esperienza lui, eh.
Veloce, puntuale e onesto. Non come quella carogna del vicino di piazzola.

– “Che poi, guardalo! Ma dove va con tutti quei graffi sulla fiancata?”

Eh ma si sa, sulle rive del Mississippi ci sono certi alberi giganteschi che con i loro rami lughissimi ci mettono niente a graffiarti la fiancata metallizzata del battello a vapore, se non sei capace a manovrarlo.

Ecco, un altro cliente.
Lo specchietto restituisce immagini mozzate: busti senza testa, bacini sena gambe. Un movimento continuo di mostri mutilati. Ogni tanto fa capolino qualche testolina minuscola che se ne va a spasso per il campo visivo dello specchietto. Un bambino o, molto più raramente, un nano.

Un busto tutto elegante sale sul veicolo del vicino di piazzola, la carogna, tenendo ferma la giacca con una mano.

– “Quasi quasi cambio piazzola e vado a parcheggiare vicino al secco con i baffi.
E non sono invidioso!
E’ solo che, si sa, il sedile del vicino è sempre più affollato, ed io lo so bene, che di clienti non ne ho da secoli.”

Beve un sorso di vino dal cartone poggiato accanto al cambio e posa lo sguardo sui mastodontici cartelloni pubblicitari della stazione centrale.

– “Se continui a fissarli e sfochi la vista, tirando indietro i pensieri dentro di te, quelle enormi facce sorridenti e le parole cubitali diventano un bellissimo ammasso di cerchi di luce appannati.
Per la vista è un’estasi simile a quella alcolica, solo che dalla prima puoi uscirne quando vuoi, mettendo a fuoco lo sguardo sulle cose e riallineando i pensieri.
Per l’altra devi aspettare ore, e magari che qualcuno ti offra un caffè amaro.”

Si sistema sul sedile, gira lo sguardo un po’ intorno e torna al suo specchietto retrovisore.

– “Ecco la carogna che ritorna, non mi saluta mai quello stronzo. E ogni tanto mi guarda con pietà e odio, quando dovrei essere io ad odiarlo per tutti i clienti che mi fotte.
Ma a me non frega nulla.
Attendo e metto un braccio fuori dal finestrino. Come i piloti veri, quelli che sanno guidare benissimo con una sola mano anche nelle situazioni più caotiche.”

Alza lo sguardo al cielo nuvoloso, sperando che non piova, e torna a sbirciare la carogna della piazzola accanto. Lo intravede nel buio del suo abitacolo, fuma una sigaretta e tiene un braccio fuori dal finestrino.

– “Proprio come quelli che sanno il fatto loro; ma è tutta una farsa, lui e il suo battello graffiato offrono il peggior servizio taxi della città. Lo sanno tutti, tutti. Meno che loro, i clienti.”

Dalla stazione si avvicina un tizio. Si guarda intorno e poi lo punta. Sì, si dirige proprio verso di lui.
Forse, ecco magari è un cliente. Il suo primo cliente.
Lui mette il braccio fuori dal finestrino con fare sicuro, e con l’altra mano nasconde il cartone di vino.

– “Buonasera”

– “Buonasera. Lei non può stare qui, lo sa?”

Il tizio adesso si è fermato proprio davanti a lui, indossa una camicia azzurra e un cappello. Sembra proprio uno sbirro.

– “Mi faccia il favore di spostarsi e porti via tutta questa roba, che qui non siamo in una discarica!
Ecco, vede laggiù? Lì può trovare un posto riparato per dormire stanotte.”

E’ proprio uno sbirro, uno di quelli un po’ stronzi, un po’ gentili. I gentistronzi. Ne ha incontrati tanti così in anni e anni di servizio in strada.
E anche loro vestono spesso quello sguardo di pietodio.

Lui lo fissa per un secondo, cerca di sfocare la vista e i pensieri, ma stavolta non funziona; non ci sono luci e forme adatte a trasformarsi in palle di natale dai bordi non definiti.
E mentre lo sbirro si allontana, dirigendosi verso l’entrata principale della stazione, lui viene fuori a fatica dal carrello da supermercato nel quale si era infilato, smonta lo specchietto che stava su con cento giri di nastro adesivo, e spinge tutta la sua roba verso l’angolo meno illuminato vicino i bagni pubblici.
Si volta a guardare la carogna ancora una volta, ma quello non c’è già più.

– “E’ sempre pieno di clienti, quello stronzo.”

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