Mi Confino

Mi confino nel silenzio.

E mi chiedo perché dovrebbe essere così difficile starsene da soli. Non ho voglia di parlare di puttanate, non ho voglia di ascoltare le tue puttanate. Qual è la faccia migliore per dirlo? Un’espressione di disinteresse/compatimento/disgusto/noia non basta? No perché se non basta io posso fare di peggio eh.
Posso fare un cenno con la mano come a dire “basta oh, tagliala qui”, oppure posso girarmi dall’altra parte dove troverò sicuramente qualcosa di meglio da osservare della tua faccia irritante.
Posso anche sforzarmi di aprire la bocca e pronunciare qualche sillaba di disappunto: “No scusa, non ti sto ascoltando”.
L’ho fatto. Beh, più di una volta.
Non mi interessa, non mi serve, non c’è nulla nelle tue parole che riesca ad agganciare il mio cervello al filo del discorso. Non mi interessa.

Mi chiedo come mai tu non lo capisca.
Forse perché il tuo blaterare é cosí fine a se stesso che non ha bisogno di interlocutori; dietro la tua faccia c’è uno specchio che riflette te stesso, un te stesso che blatera allo specchio e si guarda fisso come si guarderebbe in tv uno show a premi. Vacuo.

Sai cosa penso? Che anche il tuo blaterare farebbe volentieri a meno di te. Se il tuo blaterare potesse assumere sembianze umane, ti blatererebbe qualcosa come “scusa, non ti stavo ascoltando..”
Eccome se l’ho fatto. Non me ne vergogno neanche.
Certo, sul momento la tua faccia e il conseguente silenzio improvviso dipingevano una scena ancora meno confortevole…: “E adesso?” – Adesso salutami e va via. Non è successo niente.
Non è mica una cosa cosí brutta sai, quando quello che vai blaterando in giro non importa a qualcuno. Specialmente se quel qualcuno sono io.
Soffro di noia cronica, ma tu questo non lo potevi sapere.

Non mi sono ancora abituata all’allegro, insulso blaterare dei miei simili. Il limite della mia resistenza è fissato a cinque, scarsi minuti..trascorsi i quali sono già tornata dentro me stessa, cercando con gli occhi qualcosa da osservare che non sia la tua faccia, desiderando di avere qualcos’altro da fare, qualsiasi cosa, pur di non ascoltare te.
Anche pelare patate. Purche’ in silenzio.

Perché vedi, il silenzio per me è come l’acqua. Neutro. Purificante.
E’ la conversazione più saggia che tu possa ascoltare.
Il silenzio che conversa con il silenzio, l’hai mai sentito?
Credo sia un dialogo tra una qualche forma di Divino e il suo Creatore, e tra il Creatore e quello che l’ha inventato, il Creatore.
La mia preghiera è il silenzio. (Non hai altra scelta quando non possiedi un Dio a cui blaterare le tue richieste.)
E il silenzio, almeno lui, sa ascoltare.

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