Le lamiere del Titanic

Il titanic che affonda.

Si dice che, quando il Titanic venne dilaniato dall'iceberg, per alcuni minuti si sentì uno straziante rumore di lamiere metalliche divelte, una serie assordante di suoni cacofonici che annunciavano la tragedia. Durò alcuni minuti, tanto era grande la nave.

Mi chiedo se succeda lo stesso con le vite, se prima di affondare queste emettano un avvertimento, un avviso, un ultimo disperato grido rivettato di aiuto.

Me lo chiedo perché vedo troppa gente che sta lasciando colare a picco la sua vita, senza fare niente, senza cercare una scialuppa, come se non se ne stesse accorgendo. Vedo tanti miei coetanei spaventarsi della loro età, vedo chi è più giovane preoccuparsi perché le scelte che fa ora determinano il suo futuro e non sa cosa vuole, vedo chi è più vecchio ormai rassegnato ad avere una vita e una soltanto, quella determinata dalle scelte, quella che non si può più cambiare.

Sento chi ha tre o quattro anni in più di me dire che non è più come alla mia età, che non ha le forze per stare fuori, per divertirsi, ammoniscono “arriva alla mia età e capirai”. Io alla vostra età ci arrivo come sono arrivato a questa: godendomi il momento. Troppo facile non vivere ora preoccupandosi del futuro o vivere immersi nel passato per rallentare il corso degli eventi. Non siamo biciclettine dai freni scadenti sull’orlo scosceso di un burrone, siamo arrampicatori, gatti, libellule, siamo mercurio, siamo acqua.

Da adolescente non pensi al tuo futuro, chi lo fa, di solito, lo fa per fingersi più grande. Ora vedo la gente della mia età temere il futuro, forse perché non ci ha mai pensato, forse perché teme che stia arrivando prima del previsto. Fra qualche anno si guarderà solo il passato? Cercheremo in tutti i modi di tornare indietro?

Io non lo so cosa voglio dal futuro, ok? Come non so cosa farò il prossimo weekend, non posso immaginare quale sia la direzione da prendere. Poi perché devo sceglierla? Chi l’ha deciso? L’uomo è un animale che non ha più bisogno di portare avanti la specie, siamo in sovrannumero e lo sappiamo, viene quindi a mancare lo scopo primario dell’esistenza animale. È ovvio che si cerchino altri scopi, ma questi non devono diventare l’orizzonte, il punto da inseguire costantemente senza poterlo raggiungere. Ma nemmeno bisogna non averne del tutto, abbandonarsi all’idea che ciò che è, sarà, il resto ormai è troppo tardi.

Il caso ha voluto che la terra ci mettesse 365 giorni e qualcosina per fare un giro intorno al sole, questo periodo è stato preso come metro dell’età, ma da nessuna parte c’è scritta la parola vecchiaia. Non esiste una tabella che ti dice “dopo quest’età, sei vecchio”. Neanche a 80 anni, lo sei. Certo, il fisico magari non ti terrà al massimo, ma cosa vuol dire? Puoi avere aspirazioni, diventare un pittore, tagliarti un orecchio, farti dei lunghi baffi cerati, dei capelli biondissimi e sparati. O puoi goderti la famiglia, se questo è motivo di orgoglio per te. Puoi anche, in un certo modo, cercare di metterla su, questa famiglia, ricordando che dev’essere emanazione, non fonte, di maturità. Ma perdere tempo dicendo “non so cosa farò” o “non posso fare niente, tanto vale aspettare”, è inammissibile.

Non è un inno ai perditempo, essere parassiti è stupido, cattivo e irresponsabile. Tanto più che una delle cose più intriganti è vedere se ce la farai da solo. Ma se lo scopo diventa il tuo lavoro, allora stai sbagliando. Dev’essere vivere, non come mera riunione di funzioni vitali, ma come assorbimento di sensazioni e produzione di pensieri.

Shaw scrisse la gran parte dei suoi capolavori intorno agli 80 anni. Se a 70 si fosse goduto la pensione, noi ne saremmo stati penalizzati. Ogni momento è interessante da vivere, questo ve lo assicuro, se hai interessi. Se puoi valorizzare l’esperienza che stai per vivere o stai vivendo sulla base di quelle che hai già avuto. Anche se questa base è assente e l’esperienza è completamente nuova, ne otterrai un valore aggiunto. Io ho troppi interessi per pensare a ciò che voglio fare dopo. Rilassarmi, mettere i soldi da parte, fare progetti, beh, non ci sono portato, non ora. So, vagamente cosa mi piacerebbe diventare, muovo dei passi in quella direzione, ma nel frattempo inspiro, trattengo il fiato, sento il vento che mi definisce i contorni del viso, guardo le luci e le persone, poi espiro e ricomincio.

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